Fabrizio Basso
Pubblicato il: 25 novembre 2010
“Per chi sa andare sul filo all’orizzonte tra e fra il nulla” di Fabrizio Basso
“Quella sottile linea all’orizzonte che divide il grigio del cielo dal grigio del mare, è una netta e impercettibile divisione metaforica tra il bene e il male; li si muove l’azione estrema di un individuo che pensa di agire e si perde; un ragazzo usa una trave, una pietra, una molotov, una pistola, un mitra, una bomba.
L’estremizzazione dell’ideologia porta a questo, è il confine estremo, è il ragazzo del Virus che durante l’occupazione del teatro di Porta Romana del 1984 , urla: “Calma Calma Calma”, prima rilassato, poi l’urlo diventa straziante, ha perso il controllo, al confine, al limite di un’azione, tra e fra il nulla.
Negli anni le guerre cambiano, le missioni di pace si spostano, come focolai scoppiano nuovi conflitti, alimentati da interessi economici che tendono a giustificare azioni di guerra ai confini dell’impero.”
Per chi sa andare sul filo all’orizzonte tra e fra il nulla è una performance strutturata sul modello di tre ciak cinematografici, tre azioni sceniche; è un lavoro che contribuisce al work in progress di TrueLove, caratterizzandone sempre di più la sua identità come nuovo spazio d’azione per artisti.
Fabrizio per questo progetto si muove da un installazione audio-ambientale “La notte dell’anarchia”, Teatro di Porta Romana a cura di Gabi Scardi, presentata a Milano dallo Studioventicinque, e dal lavoro “Calma Calma Calma” presentato a Bologna a Villa Serena da Sinapser, progetto di networking ideato e realizzato da Undo.net, per poi evolversi, dopo la tappa savonese a Roma, per la mostra che si terrà a luglio al castello Colonna organizzata da Start.
L’installazione video-ambientale, ideata dall’artista, si articola in tre momenti:
la manifestazione-performance di un gruppo di ragazzi che attraversando con lo striscione “Per chi sa andare sul filo all’orizzonte tra e fra il nulla” le piazze e i carruggi del centro storico, distribuiranno volantini e ciclostilati d’epoca, testimonianze di manifestazioni storiche, di rivolte ridotte a ricordi.
La videoazione “Lanciare una pietra contro” vedrà proiettato sulla vetrina di TrueLove il video in loop di Fabrizio Basso che lancia una pietra contro la cappella del 1200 di S. Reparata a San Vito Lo Capo dove, nonostante il recente restauro, la gente continua a lanciare pietre e massi come rituale tra il pagano e il cristiano per vincere la paura.
Infine: “Calma-Calma-Calma”, urlo e azione performativa di tre giovani di fronte alla vetrina di “True Love” ricordo del grido che per l’artista fu simbolo dell’occupazione nel 1984 del Teatro di Potra Romana di Milano da parte dei ragazzi del Virus.
All’interno dello spazio di “True Love”si raccordano attraverso audio, video, T-shirt ,fanzine e foto di grande formato i momenti performativi che apriranno la mostra il giorno dell’inaugurazione.
Da TrueLove si aprirà per l’occasione della mostra di Fabrizio Basso uno spazio di consultazione e di scoperta del materiale cartaceo prodotto negli anni ’80:le Fanzine. È una prima tappa di un percorso che vede coinvolte numerose realtà del territorio e che si evolverà in futuro.
“Fanzine” è l’acronimo di fanatic magazine, rivista di e per appassionati, in particolare di musica. Le radici di questa forma di stampa autoprodotta affondano negli anni ‘50 e ‘60, in Inghilterra e Stati Uniti, ed erano un modo per dare voce al nuovo fenomeno del rock’n’roll. L’esplosione del punk nel 1976 rivitalizzò il mercato delle case discografiche indipendenti e con questo anche l’editoria slegata dalle grande case commerciali. Editare una rivista per appassionati da vendere ai concerti o per posta era un buon modo per far conoscere l’astro nascente del punk, che sgomitava a fatica sulle testate a tiratura nazionale; in effetti da lì a pochi anni i vecchi dinosauri del rock avrebbero lasciato spazio alla nuova onda di gruppi punk e new wave, almeno per quanto riguardava il panorama editoriale britannico ed in parte in quello d’oltreoceano. In Italia le cose si muovevano più lentamente, di punk si cominciò a parlare in maniera più strutturata dopo il 1978; il grande pubblico, che si divideva tra discomusic, cantautori impegnati e gli ultimi colpi di coda del progressive, faceva fatica a comprendere le provocazioni dei punks, sia a livello d’immagine che nei suoni. Anche in questo caso le fanzine ebbero un ruolo fondamentale per la diffusione del punk in Italia e ci fu una saldatura interessante tra quella che era la voglia di far conoscere i nuovi gruppi indipendenti e la vecchia idea del ciclostile di stampo più politico, di rivendicazione e di denuncia. Le fanzine esposte sono una testimonianza di un’altra epoca, dove non esistevano computer grafica o il tasto destro del mouse ed il copia incolla era vero, reale, fatto di forbici, colla e fotocopie fatte di straforo negli uffici di qualche parente o nelle sedi di associazioni politiche che sarebbero scomparse da lì a poco. Ed in mancanza di un’Olivetti 36 poteva andare bene anche scrivere a mano o usare le lettere trasferibili.
Certo, sfogliando le fanzine esposte noterete che non sempre i canoni di leggibilità erano rispettati, le foto magari perdono nitidezza nel toner in esaurimento della fotocopiatrice ma in qualche modo è come pretendere la bella calligrafia da chi deve spedire un SOS.







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